Rilancio del Terminillo: il Consorzio prova a strizzare l’occhio agli ambientalisti

Rilancio del Terminillo: il Consorzio prova a strizzare l’occhio agli ambientalisti

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di Aldo Frezza – Siamo stati, sabato 27 dicembre, alla presentazione dell’ennesimo proposto piano di sviluppo del Terminillo. Una preziosa occasione per sapere finalmente e chiaramente come stanno le cose, dopo anni di progetti via via proposti, modificati, ritirati e circolati spesso anche in maniera semi clandestina – dalle prime faraoniche utopie di caroselli sciistici che scavalcavano la montagna in piena cresta Sassetelli, a quanto vagheggiato da cordate di albergatori e commercianti di articoli sportivi della provincia, a quant’altro ipotizzabile – e aspramente contestati dal CAI e da altre associazioni ambientaliste.

Questa volta, i promotori di “Terminillo Sviluppo Montano” non hanno lesinato spese ed energie per la comunicazione del nuovo progetto, a cominciare dal grande plastico (costato 18.000 euro) esposto nell’atrio del Museo Civico di Rieti con indicazione dei costruendi nuovi impianti, guardato e studiato con curiosità e rara competenza da tutti gli intervenuti.

E saliti alla Sala Municipale dove si svolge la conferenza, colpisce la presenza in massa degli Enti coinvolti: i Sindaci di Rieti, Micigliano, Leonessa, Cantalice, rappresentanti della Provincia di Rieti e della regione Lazio, i progettisti. Dall’altro lato del tavolo, invece, affollamento e posti in piedi: pochi giornalisti, radio e TV locali e frotte di curiosi, fautori o contestatori del progetto, con inserimento, qualcuno dice, di figuranti e claque dei maggiori “sponsor” del progetto.

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Il progetto per sommi capi.

Ad onor del vero, esso è stato presentato in maniera molto articolata e chiara dall’Architetto Carlo Abruzzese con l’ausilio di esaustive slides. La costruzione dei nuovi impianti, basati sul principio di unire e collegare in un unico comprensorio sciistico le zone di Leonessa e del Terminillo, viene presentata come parte di un unico piano d’intervento mirato al rilancio turistico e naturalistico del territorio, destinato a creare, come sostengono i presentatori “un grande corridoio verde” che tuteli e rilanci i delicati ecosistemi presenti. Si tratterebbe quindi di – riassumiamo brutalmente, rimandando al link in calce chi vuole approfondire – tracciatura e manutenzione di circa 50 km di nuovi sentieri, costruzione di nuovi rifugi costruiti con criteri di eco-architettura, creazione di aree didattiche, centri-visita, rilancio e creazione di aree ad hoc per sci-escursionismo, escursionismo, fondo (si prevede una nuova pista in quel di Cantalice), itinerari di trekking “tematici”, ecc…

Per lo sci alpino, si prevede: rimozione degli impianti dismessi, spostamento di alcuni considerati pericolosi o di scomoda posizione, costruzione di due nuovi impianti tra Leonessa e Campo Stella, collegamento attraverso la Sella di Leonessa con impianti che costeggerebbero il più possibile la strada per non incidere troppo sui boschi di Vallonina, posizionamento di un totale di 11 tapis-roulant in galleria coperta amovibili nel periodo estivo, costruzione di nuovi edifici in località La Malga, ecc… In più, impianti di innevamento artificiale e costituzione dei relativi bacini idrici, impianti per la sicurezza attiva (sistema di tubi con materiale esplodente telecomandato) e passiva (reti) contro le valanghe, ampliamento delle strutture ricettive.

A fronte dei lavori s’ipotizzano poi interventi di “compensazione”: rimboschimento, rinaturalizzazione delle piste dismesse, creazione della pista di fondo di Cantalice, messa in sicurezza di alcuni itinerari, ecc…

Al progetto sono interessati i comuni di Rieti, Leonessa, Micigliano, Cittareale e Cantalice. Il costo previsto, di 65 milioni di Euro, andrebbe coperto per soli 18 da finanziamenti regionali. Per il resto, 30 milioni giungerebbero da operazioni di leasing e 16 da mutui accesi dai Comuni, da rimborsare con gli sperati utili della stagione invernale.

L’architetto ha esposto, con rara onestà, le positività attese dal progetto, così come anche i punti di maggiore criticità. Gli studi sui periodi d’innevamento (le statistiche attribuiscono alla zona più giornate di innevamento rispetto ad altre dell’Appennino Centrale) e le ipotesi sulle potenziali presenze renderebbero possibile uscire in attivo dalla stagione sciistica con 280.000 presenze complessive e con costi dello skipass stimati in 28 euro i week end e 22 i feriali. Il completamento della superstrada Terni – Rieti, poi, dovrebbe attirare gli sciatori della provincia di Terni, mancante completamente di località sciistiche. Non mancano gli elementi di criticità: la difficoltà ed i tempi di raggiungimento da Roma, la concorrenza delle stazioni abruzzesi prima di tutto.

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Cosa non ci convince

Nonostante tutte le strategie comunicative messe in atto dal Consorzio per presentarsi animato dalle migliori intenzioni di mettere insieme sviluppo turistico e protezione del territorio, il progetto non ci ha tolto, però, alcune perplessità, che andiamo ad esporre in ordine sparso.

– La comunicazione intorno alla questione-Terminillo sembra muoversi tra suggestioni dalla difficile convivenza. Si naviga tra nostalgie, quasi di mussoliniana memoria, per i passati fasti della “montagna di Roma” (ma perché? Ci sono molte altre montagne più vicine alla Capitale, più facilmente raggiungibili e adattissime a molte attività che al Terminillo auspicano, di cui si potrebbe a buon diritto sperare in un rilancio) e la necessità di tutelare gli ambienti ecologicamente preziosissimi del Terminillo;

– Ad accrescere i nostri dubbi sulla possibilità di convivenza tra i diversi interessi di cui sopra, è stato pubblicato su “Il Messaggero”, pochi giorni prima della conferenza stampa, l’avviso pubblico per la procedura di valutazione ambientale di un lotto del progetto, quello che riguarda le Zone di Protezione Comunitaria e di Protezione Speciale ricadenti nei comuni di Cantalice, Leonessa, Micigliano e Rieti. In essa si parla di “realizzazione di modesti ampliamenti del demanio sciabile, che non comportano un aumento dell’impatto sul sito in relazione agli obiettivi di conservazione della ZPS”. Alla riga esattamente successiva, la descrizione degli ampliamenti che non comporterebbero aumento d’impatto: “… nastri trasportatori amovibili a supporto degli impianti di risalita, rifugi alpini in bioedilizia, sistemi di innevamento programmato, presidi paravalanghe e parasassi a protezione delle piste, aree a parcheggio e sistemazione della viabilità per il miglioramento dell’accessibilità alle piste”.

– Alcune delle opere più ecologicamente sostenibili ipotizzate e promesse, che dovrebbero contribuire a costruire il “grande corridoio verde” appaiono a chi scrive, in molti casi fumose e poco articolate, se non addirittura scritte da chi non sa minimamente di cosa si tratta. E’ il caso del terzo anello di fondo di Cantalice, o dei 50 km di sentieri. E che dire, tra i tanti lavori da eseguire, di una non meglio precisata “messa in sicurezza dei percorsi di scialpinismo” (cosa significa?)

– La parte economica. E’ aleggiato su tutta la conferenza-stampa, citato prima dal consigliere regionale Daniele Mitolo poi dalla rappresentante del CAI Ines Millesimi, il fantasma di un report sui bilanci delle stazioni sciistiche delle Alpi. A parte la Val Gardena, che con ricadute positive su tutto il circuito Dolomiti Super Ski ha chiuso lo scorso esercizio in attivo, tutti gli altri comprensori sono in netto passivo. Chi è andato meglio di tutti, la Val Chiavenna, ha perso 671.000 euro; per gli altri, si supera il milione. Complessivamente, il passivo dello sci sulle Alpi è valutabile intorno ai 16 milioni di Euro. E si tratta di stazioni alpine a più alta quota, con temperature più fredde e possibilità di rimanere aperte molte più settimane rispetto al Terminillo. Lo sci, dicono molti studiosi di economia, avrebbe ormai esaurito il suo corso e intrapreso la parte in discesa della sua curva. Il futuro della montagna e del suo sviluppo economico va cercato altrove.

– Innevamento programmato. Sembra essere la voce principale di spesa per gli impianti sciistici. Se sulle Alpi essa ricopre, mediamente, il 40% delle spese vive, ben più alta dovrebbe essere tale percentuale per il Terminillo. Qualcuno ha ipotizzato le stratosferiche percentuali del 60-l’80%, dipendendo sempre dalle condizioni climatiche che, come si sa, vanno evolvendo verso il caldo e verso un conseguente calo di precipitazioni nevose. Tutto ciò rischia di far apparire ottimistiche le suggestioni sull’afflusso di visitatori ed utili. L’incremento di spesa per l’innevamento, a parte la possibile penuria di acqua che potrebbe provocare, potrebbe vanificare ogni prospettiva di guadagno, costringendo, per esempio ad alzare i prezzi della stagione successiva, con conseguente diminuzione di clienti ed ulteriore aumento di perdite. Il classico serpente che si morde la coda.

– I 18 milioni di contributi regionali riguardano il capitolo di spesa sui trasporti; vi rientrerebbe, quindi, la rimozione dei vecchi impianti e, forse, una parte dei nuovi. Per il resto, tutto è demandato ai mutui che i comuni accenderanno e che pagheranno con gli utili degli impianti. Se verranno. E’ una scommessa sulla riuscita dell’investimento, è stato fatto giustamente e correttamente notare durante la presentazione. Ma è una scommessa che parte con molte incognite e ben poche certezze.

– Bacino di utenza. I reatini, naturalmente. Romani? Forse qualcuno, anche se secondo noi la maggior parte, dopo le prime scottature, eviterà come la peste la via crucis della Salaria e dei suoi limiti di velocità che mutano in continuazione e spesso a tradimento, seguendo le volontà di far cassa dei comuni della Sabina. A portata di autostrada, Campo Felice ed Ovindoli offrono ancora, agli sciatori meno sensibili alle suggestioni littorie della “montagna di Roma”, una più valida e meglio raggiungibile alternativa. Dalla provincia di Terni, quando la strada sarà completata, potrebbero invece arrivare molti ottimi clienti. Si tratta, comunque, di turismo giornaliero, che non dovrebbe far aumentare di molto il totale dei pernottamenti negli alberghi oggi semiabbandonati.

– La fretta e volontà di illustrare alla popolazione il progetto, e l’enfasi sui balenati vantaggi per l’economia e sull’altrettanto promesso munifico arrivo di “fondi” della Comunità Europea ha scatenato la mobilitazione di una rumorosa Vandea di cittadini favorevoli al progetto. Non a caso, la rappresentante del CAI di Rieti, che interveniva facendo notare i rischi del progetto, ascoltata con attenzione e rispetto da tutti i rappresentanti istituzionali, è però stata duramente contestata dalla “curva sud” dei fans del Consorzio presieduto da Paolo Trancassini, attuale sindaco di Leonessa.

– Posti di lavoro. Anche su ciò, il presentatore del progetto è stato chiarissimo: si prevedono 17 posti di lavoro stabile all’interno del Consorzio, più un’ottantina circa di stagionali. Non sembra molto, come ricaduta occupazionale del progetto.

Concludendo, a noi tutta la faccenda sembra, più che una scommessa, una sorta di catena di Sant’Antonio: i primi guadagnano, agli altri – i comuni – resta in mano il cerino del pagamento degli interessi passivi e dei debiti accumulati. Chi sono i primi, in questo caso? I costruttori degli impianti e i proprietari dei terreni sui quali essi insistono (e sarebbe il caso di fare una bella analisi su quest’ultimo punto, forse uscirebbero dati interessanti).

E a proposito di fondi della Comunità Europea, ricordiamo che sulla questione pende una diffida di molte associazioni ambientaliste al Presidente della Regione, per non aver ancora approntato i Piani di Gestione delle Zone di Protezione Speciale (ZPS) e dei Siti di Importanza Comunitaria (SIC) ricadenti nell’area interessata: “Bosco Vallonina”, “Monte Terminillo” e “Monti Reatini”. Non ne ha parlato nessuno, ma la diffida comunque esiste, e può vanificare la concessione dei finanziamenti (si tratta di 2,6 miliardi di Euro in 7 anni).

Last but not least. Non si sa perchè, ma tutti gli intervenuti si sono guardati bene dal profferire l’impronunciabile e temuta parolaccia: “Parco”. Chissà che, invece, essa non possa essere più di altre la parola magica per salvare l’economia del territorio. Gli esempi, a pochi km da Rieti, non mancherebbero, per chi li sa guardare.

Al momento attuale, il progetto aspetta solo l’ultimo passaggio alla Regione Lazio per la Valutazione di Impatto Ambientale. Solo la Regione potrà, a questo punto, approvare il progetto, bocciarlo o proporre le varianti che riterrà opportune. I presentatori si dicono ottimisti, avendo preparato il Piano insieme agli stessi tecnici della Regione.

L’intero progetto è consultabile qui: http://www.archilovers.com/projects/89393

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