La storia dell’alpinismo in Abruzzo, ultima fatica di Stefano Ardito

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di Alberto Osti Guerrazzi –

STORIA DELL’ALPINISMO IN ABRUZZO  – Stefano Ardito  – Ricerche e Redazioni editore, Teramo, 2014

E’ davvero completa, questa Storia dell’alpinismo in Abruzzo, ultimo libro di Stefano Ardito; mentre infatti la storia alpinistica del Gran Sasso è abbastanza nota anche fuori dagli addetti ai lavori, molto meno si sa di quello che è stato fatto in altri gruppi montuosi della regione dei Parchi. Questo bel volume (tra l’altro arricchito da numerose e interessanti fotografie) infatti parla anche dell’esplorazione alpinistica degli altri grandi gruppi abruzzesi, come quella della maestosa parete nord del monte Sirente; e racconta poi del Velino, della Majella, della Meta, del Matese e dei Sibillini (questi ultimi fuori regione, ma in parte esplorati da alpinisti abruzzesi).

coper ardito storia alp abbruzzoCome abbastanza noto, la storia dell’alpinismo in Appennino e in Abruzzo va indietro fino al XVI secolo, con l’impresa storica di Francesco De Marchi. Ardito è molto preciso nel raccontare la ormai lunga e affascinante storia dell’esplorazione delle pareti del Gran Sasso, che dopo il De Marchi vide nel XIX secolo la “prima ripetizione” ad opera di Orazio Delfico. E poi i piemontesi, i romani e gli aquilani  e tutti gli altri, in estate come in inverno, con ramponi e piccozza come con gli sci, via via fino alle imprese sul IX grado di Di Donato e Lemaire. E ancora, le grandi tragedie, la morte di De Paulis sulla nord del Camicia e la tragedia del febbraio del 1929, e le grandi vittorie, come la prima sulla nord del Camicia, o il superamento della Farfalla.

Accanto al racconto di queste grandi imprese è però bello leggere anche di imprese forse meno estreme ma ugualmente interessanti, come quelle ad esempio di Giancarlo Guzzardi e Cristiano Iurisci sul Sirente, e dello stesso Iurisci sulla Majella; o di Vincenzo Abbate sul Velino e le sue cime minori. O ancora, le grandi e poco note salite di Pierluigi Bini alla Tagliata di Vallepietra, nei Simbruini. È un pregio, forse il maggiore di questo volume, quello di raccontare di tutti i monti abruzzesi, e dei loro salitori.

Se invece un difetto si può trovare nel testo di Ardito, è quello di forse voler metterne troppe, di notizie, per cui in certe, per fortuna poche, pagine sembra di leggere un elenco di vie e dei loro apritori; ma evidentemente è un scotto da pagare alla completezza, in un libro che viene a colmare un vuoto importante, e che raccomandiamo caldamente a tutti gli appassionati, non solo alpinisti.

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