STAZZI E RIFUGI D’APPENNINO

STAZZI E RIFUGI D’APPENNINO

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di Cristina Ternovec –

La visita al PNALM regala sempre belle emozioni grazie alla  vastità di panorami e la varietà dei paesaggi che possiede: si passa facilmente dalle fitte faggete, alle spoglie creste, passando per i vasti pianori. Senza dimenticarci la presenza di fauna selvatica, in queste zone abbastanza frequente.

Visto l’orario di arrivo non proprio mattutino, decidiamo per un’escursione più breve, e ci dirigiamo verso passo Godi. La meta è lo stazzo dell’Affogata.

Poco prima del valico (all’altezza del rifugio Selva Bella) parte una sterrata (Y3) che si inoltra subito, con leggera salita, in un bel bosco di faggi, in questa stagione ancora spogli, che ci permettono di osservare tutto il versante di monte Mattone. Dopo qualche saliscendi e circa 4km  di cammino, la sterrata finisce su uno slargo, utilizzato dalla popolazione locale per caricare la legna, e inizia un sentiero ben segnato che sale nel bosco e dove già spuntano i primi fiori. Subito incontriamo le prime chiazze di neve che ci accompagnano fino all’uscita della faggeta su un bel pendio erboso tappezzato di crochi. Dopo un ultimo passaggio tra gli alberi usciamo su un bellissimo altopiano, (1870m) contornato dalle massicce pareti di Rocca Chiarano. Il panorama toglie il fiato, con molte cime del Parco ancora innevate davanti a noi : dalle Mainarde al monte Godi, passando per la Meta, il Petroso, le cime della Camosciara e quelle del Marsicano. Sotto nella vallata si vede invece il bel paesino di  Civitella Alfedena.

Sul pianoro ci sono anche i resti di uno stazzo, tipica costruzione monovano che serviva da ricovero per i pastori. Alla struttura manca soltanto il tetto e ci permette così di osservare la sua semplice, ma efficace tecnica costruttiva. I ricoveri venivano costruiti in pietra a secco, sui pascoli, dai pastori e coperti con un tetto ligneo a una o due falde. La struttura era leggermente interrata per un maggiore isolamento e risparmio di lavoro nella costruzione. Nelle loro vicinanze c’erano di solito  i recinti in pietra per il gregge, che come nel caso dell’Affogata, sfruttano la morfologia del terreno inglobando al loro interno i massi già presenti.

E sono proprio gli stazzi, o meglio i piccoli rifugi, frequente presenza sugli altopiani del Pnalm, ad essere al centro di un bel progetto di riqualificazione, che si spera, giunga a realizzazione. E’ il piano strategico del rifugio diffuso. Un progetto che ha la finalità di valorizzare la funzione dei rifugi montani dell’Appennino, puntando sul turismo natura, attraverso le attività come l’escursionismo o il trekking, collegandoli con la rete di sentieri, e rendendoli così strutture utili. I piccoli edifici sono meritevoli di tutela architettonica, visto che sono parte dell’ambiente e testimonianza delle attività pastorizie della zona. Ad oggi li troviamo spesso chiusi, o, in alcuni casi ridotti a stalle. Rientrano in questo progetto gli stazzi/rifugi di : monte Forcone e Marsicano (Marsicano), Valle Fredda e Acquasfranatara (Val Fondillo), Prato Rosso e Pesco di Iorio (Pescasseroli), Campitelli (Alfedena), rifugio del Diavolo (Gioia vecchio) ed alcuni altri.

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