Appunti di storia alpinistica dei Monti Reatini

Appunti di storia alpinistica dei Monti Reatini

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di Alberto Osti Guerrazzi e Andrea Bollati – quando a metà degli anni ’50 il Landi Vittori diede alle stampe la sua mitica guida dell’Appennino Centrale, al gruppo dei Monti Reatini dedicò uno spazio limitato, una descrizione breve e concisa e solo pochi itinerari escursionistici, e in gran parte ristretti al versante di Pian de’ Valli.

Leggendolo sembra quasi che non vi siano, nei Reatini, luoghi di interesse alpinistico.

Eppure una storia, una tradizione alpinistica i Reatini l’avevano, addirittura antica quanto quella del Gran Sasso: è infatti di Francesco De Marchi il primo racconto di un’ascensione alla vetta del Terminillo, compiuta più o meno negli stessi anni in cui l’ingegnere militare bolognese aveva salito il Corno Grande, nel 1573: “ancora vi è un’altra montagna in li monti di Leonessa nel regno a li  confini con Ariete (Rieti), dove dicano che nel mezzo dell’Italia vi è un monte che si dice Termenile, che è altissimo e pieno di fontane.”

Diversamente dal Gran Sasso tuttavia la nascita di un movimento alpinistico fu più lento e limitato, anche perché l’interesse alpinistico delle due montagne è obiettivamente differente.

E tuttavia ci fu, dalla seconda metà dell’800 alcuni appassionati di montagna soci della sezione CAI di Roma, tra cui spicca la figura di Enrico Abbate, cominciarono una prima esplorazione sportiva dei monti Reatini, focalizzando la loro attenzione, com’era naturale, sul Terminillo. Nelle loro scorribande i romani si facevano accompagnare, come accadeva dappertutto, da esperti locali, le future guide; tra queste il più famoso era Giuseppe Munalli, di Lisciano, un paese del versante ovest del Terminillo, affacciato sulla piana di Rieti.

Terminillo, versante NE
Terminillo, versante NE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’interesse era vivo, tanto è vero che nel 1903 fu costruito un rifugio in quota, l’attuale rifugio Rinaldi, situato ai 2108 m del Terminilletto; era costruito interamente in legno e allora venne dedicato al re Umberto I°, che era stato ucciso da poco. Era una costruzione per l’epoca avveniristica, tanto che prima di essere montato sulla cima del Terminilletto venne esposto all’esposizione universale di Parigi del 1900, ricevendo anche un importante riconoscimento.

Questo rifugio, come il Garibaldi e poi il Vittorio Emanuele al Gran Sasso, rappresentò un importante punto di appoggio per escursionisti ed alpinisti, favorendo non poco l’esplorazione di una montagna che allora era relativamente remota, con le strade carrozzabili che si fermavano a Lisciano, il paese della già citata guida Munalli.

Quel Giuseppe Munalli cui nel 1906 si deve, in cordata con il Romano Carlo Romolo Moriggia, la prima via alpinistica sulla montagna, avendo aperto una via che sale una costola della cresta Sassetelli fino all’omonima vetta.

Cominciarono allora le prime salite invernali, specie sul versante est e nord, grazie in particolare all’attivismo della famiglia Chiaretti di Leonessa. E negli anni ’20 sono anche i primi tentativi di sciare, quando a Pian De’Valli venne costruita la capanna Trebiani, base delle prime traversate in sci, delle prime discese dal Terminilletto, delle prime gare.

È tuttavia solo nel 1932 che si ha l’apertura di una nuova via alpinistica sul Terminillo, ad opera di Roberto Chiaretti e Stanislao Pietrostefani, che salirono in estate il netto canale che fiancheggia lo spigolo NNE della vetta.

Intanto stava per avviarsi la prima vera svolta per lo sviluppo turistico dei monti Reatini: nel 1933 fu aperta la strada che da Rieti saliva a Pian di Rosce, poi prolungata rapidamente fino a Pian de’Valli e a Campoforogna. Con la strada arrivarono alberghi e ville, la funivia Pian de’ Valli – Terminiluccio.

Nasceva la Montagna di Roma, con vocazione prevalente di stazione di sport  invernali.

Fu forse questa vocazione indirizzata al turismo di massa a frenare lo sviluppo dell’alpinismo al Terminillo, rallentamento di cui è testimonianza la guida del Landi Vittori citata all’inizio.

Solo dopo la metà degli anni ’50 ci fu una ripresa dell’esplorazione alpinistica: i romani Venditelli, Casoli e Negretti, e con loro gli allievi della scuola di alpinismo creata da Piero Porfiri e il cui allievo migliore fu Lamberto Brucchietti, esplorarono le possibilità alpinistiche di speroni, pareti e canali, specie nei versanti orientale e settentrionale del Terminillo. Tra le altre realizzazioni, molti ricorderanno la bella via aperta da Brucchietti sulla parete est e che passa nel roccioso canalino che porta il suo nome.

Fu un’attività abbastanza intensa, di cui forse il momento più importante fu la prima salita della parete nord della vetta da parte dei reatini Alberto Bianchetti e Marco Sciarra, che percorsero una via di difficoltà sino ad allora mai vista sulla montagna. Si disse infatti che una ripetizione sarebbe stata impossibile; e invece nell’autunno 1982 Enrico Ferri di Rieti e Alfredo Smargiassi di Poggio Mirteto ripeterono la via, aprendone l’anno dopo una nuova per un tracciato più breve. Sempre Ferri e Smargiassi nel 1986 aprirono una terza via sulla parete, che per la prima volta sui Reatini fu classificata TD (molto difficile, nella scala francese).

Sulla cresta Sassetelli, la cima sullo sfondo
Sulla cresta Sassetelli, la cima sullo sfondo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’esplorazione alpinistica dei Reatini continuò e continua sino ai nostri giorni, con nuove e sempre più difficili vie, soprattutto invernali ma anche estive. Come la via invernale “Fiction”, sulla parete nord dell’Elefante, un tracciato di grande difficoltà salito nel gennaio del 1991 da due cordate, indipendenti tra loro; la prima cordata era composta da Rocco Venditti e Roberto Salvati, la seconda da Massimo Marcheggiani (che da il nome alla via) e Alessandro Spada. Sulla stessa parete dell’Elefante, nel febbraio del 2006, Luca Barberis e Roberto Buzzati aprono “Chari di Luna” considerata oggi la via invernale più difficile dei monti Reatini.

Negli ultimi anni, l’esplorazione di nuovi settori ha permesso a Cristiano Iurisci e Rino Iubatti di aprire nel 2011 la via “Diretta all’Innominata”, sulla parete che culmina con il punto quotato 2010, a nord di Prato dei Sassi; nello stesso settore il leonessano Pino Calandrella insieme a Marco Chiaretti e Francesco Chiaretti aprono nel 2013 la “Via 3C”. Lo stesso Calandrella si rende protagonista con l’apertura della via “CalandrEsti” sullo Scoglio della Sassetelli (nel 2012), di due vie sull’avancorpo a est della cresta Sassetelli (“Via della diagonale” e “Via della Liberazione”, nel 2013), di un itinerario sulla parete nord che chiude la Vall’Organo (“Via Valeria”, nel 2012) e in ultimo di una via sul versante nord della dorsale del M. di Cambio (“Via del tesoro nascosto”, 2014).

Accanto alle vie di maggiore difficoltà è anche giusto citare vie più facili ma non per questo meno interessanti, come i bei tracciati percorsi da Vincenzo Abbate sui canali del versante est del Terrminilletto e di quelli che scendono dalla cresta Sassetelli, verso sud-ovest.

 

Nel canale del Primo Maggio
Nel canale del Primo Maggio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per quanto riguarda la storia dello scialpinismo sui monti Reatini, questa sembra iniziare in concomitanza con la fondazione dello Sci Club del Terminillo nel 1928, che insieme al CAI di Rieti inizia a organizzare attività varie, che comprendono gare, gite e ascensioni delle diverse vette con gli sci. Così nel 1930 avvengono le prime salite al Rifugio Umberto I al Terminilletto (2108 m) e al M. di Cambio (2081 m), quest’ultimo salito in solitaria da Stanislao Pietrostefani.

Passando direttamente agli anni ’50, a Enzo Diletti e Lamberto Brucchietti si deve la prima traversata della valle Scura con gli sci. In questi anni Willj Acherer e Dino Zamboni realizzano diverse discese che interessano il versante O del M. Porcini, quello SE del Terminilletto, il Terminillo e suoi canali esposti a E e a N, inoltrandosi nella valle della Meta e in Vallonina.

Ma è solo negli anni ’80 che inizia l’era dello sci ripido ed estremo sui Monti Reatini. In questi anni Titto e Alvaro Salvatori esplorano alcuni canali del versante NE del Terminillo e di quello NO della cima Sassetelli. Nel gennaio del 1986 Titto Salvatori e Alberto Bianchetti scendono per la prima volta con gli sci il canale Chiaretti-Pietrostefani (un grande classico dell’alpinismo invernale del Terminillo); nello stesso anno (nel mese di febbraio) Titto e Alvaro Salvatori realizzano una grande impresa scendendo il versante NO del M. Elefante per la “Via diretta”.

È una storia, quella dell’alpinismo e dello scialpinismo sul Terminillo e nei Reatini, che testimonia di come queste montagne siano una validissima, interessante e assai varia palestra di alpinismo e in genere degli sport di montagna.

(Buona parte delle notizie sono tratte dall’introduzione storica di Roberto Marinelli alla guida dei Reatini pubblicata dalla Regione Lazio anni fa, e dalla guida Ghiaccio in Appennino di Cristiano Iurisci.)

(Questo testo sarà presto pubblicato nella nuova guida alle attività outdoor nei reatini scritta da Andrea Bollati per i tipi delle Edizioni il Lupo.)

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