L’alpinismo dell’Appennino incontra le Alpi a Montagne in città

L’alpinismo dell’Appennino incontra le Alpi a Montagne in città

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di Aldo Frezza – un bel pezzo di storia dell’arrampicata in Appennino Centrale è stato rievocato a Roma, durante la seconda serata di “Montagne in città”. Ospiti della serata, in uno straordinario incontro presentato da Stefano Ardito e Alberto Sciamplicotti, sono stati Pierluigi Bini ed Heinz Mariacher. Inevitabile la folta presenza in sala di arrampicatori vecchi e giovani della Capitale e dintorni.

Ben noto a chi frequenta pareti e falesie di Lazio e Abruzzo Pierluigi Bini, che ha rievocato, spinto dai presentatori, i suoi inizi. “Ho cominciato ad arrampicare per sbaglio . ha detto – spinto dalle immagini dei rocciatori che vedevo sui libri, vestiti come allora si usava con calzoni alla zuava, pesanti scarponi e calzettoni di lana”. Dopo, Bini si iscrive al CAI e conosce le nuove realtà del periodo: l’arrampicata più atletica ma soprattutto leggera, con scarpe da ginnastica e con allenamento che fai aceva anche sugli sparuti appigli del ponte della Casilina. Poi, la scoperta del suo precoce talento, le falesie romane, il Morra soprattutto (frequentatissimo in quegli anni) e l’incontro con un personaggio mitico di quegli anni: Vito Plumari, il “vecchiaccio”. I due, con avventure che hanno del picaresco, dopo il Morra e il Gran Sasso si sposteranno in Dolomiti a ripetere vie importantissime, ma anche in Hoggar e a Yosemite.

A fianco a Bini, Mariacher, personaggio altrettanto noto per le sue salite, spesso solitarie, in Dolomiti, che non è stato mai ad arrampicare al Gran Sasso e che non conosce quasi nulla delle montagne di Appennino. Però, i due personaggi vivono in quegli anni vite ed avventure parallele, incontrandosi anche parecchie volte. La prima volta du sulla Micheluzzi al Ciavazes, dove i due romani, vestiti ed equipaggiati in maniera improbabile come sempre in quegli anni ma bravi e rapidi in parete, più di molte cordate del nord, si vedono superare da Heinz, tutto solo e senza corda. E dopo questa prima volta, si incontreranno in più occasioni. Alla casa cantoniera dove gli arrampicatori delle dolomiti  erano soliti bivaccare, ma anche in luoghi lontani come nella Yosemite Valley.

E con le storie parallele, veniamo ai giorni nostri. Mariacher che arrampica ancora alla grande sulle pareti che esplora in valle San Nicolò, Pierluigi che, dopo avere aperto mote vie alla parte di SS. Trinità, si diverte a correre, slegato, su vie facili al Morra o a ripetere vie del Gran Sasso in velocità.

Alla domanda sulle differenze tra l’arrampicare dei loro tempi ed oggi, Mariacher risponde: “Prima andavamo ad arrampicare per noi stessi, ora lo si fa per il pubblico e per apparire sui social. Mi piacerebbe che in futuro si tornasse a fare, come ai tempi di Comici, le cose per se stessi. Oggi sembra tutto uguale e tutto ugualmente noioso”

Dovremmo “conservare la mente del principiante” è la frase che chiude la serata

 

 

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