Riapre dopo mesi di lavori il Rifugio Sebastiani sul Monte Terminillo. Faccia a faccia con Marco Valeri

Riapre dopo mesi di lavori il Rifugio Sebastiani sul Monte Terminillo. Faccia a faccia con Marco Valeri

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di Ines Millesimi (CAI Lazio)

Professione: Rifugista

Classe: 1978

Segni particolari: occhi color carta da zucchero (che non esiste più)

Il suo profilo:  poche parole sempre gentili

Marco

Marco Valeri è il nuovo gestore del Rifugio CAI “Angelo Sebastiani” sul Monte Terminillo, mezz’ora di macchina da Rieti, aperto tutto l’anno, con una capienza di 18 posti letto distribuiti nelle piccole stanze; il rifugio appare isolato in un ambiente di grande vastità e bellezza, ai piedi del grande massiccio montuoso.

Il suo desiderio di diventare gestore di rifugio lo ha accompagnato da tempo immemore. E soprattutto il desiderio che questo sogno accadesse proprio sul Monte Terminillo, in Appennino Centrale,  i luoghi della sua giovinezza. Siamo andati a trovarlo al Rifugio a cena per scambiare due chiacchiere con lui.

Ines: Da quando hai cominciato a pensare che ti sarebbe piaciuto diventare gestore di un rifugio e perché proprio a Terminillo?

Marco:  Ho trascorso tanti anni su questa montagna, vivendo in posti isolati lontano dal paese. Ho lavorato al rifugio Angelo Sebastiani del CAI Sez. di Rieti durante diverse stagioni estive, trascorrendo dei momenti magici, immerso nella natura di questo angolo della montagna. L’idea di abitare in questo luogo è un desiderio che avevo da anni.

Ines: Dal 24 agosto sei stato molto attivo ad Amatrice con la squadra del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico Stazione di Rieti. Non ti chiedo cosa ricordi, ma cosa ti ha lasciato quell’ esperienza per andare avanti.

Marco: Faccio parte del Soccorso Alpino da tanti anni, sono cose che ti segnano nel tempo. Dopo l’esperienza del terremoto d L’Aquila, l’alluvione di Olbia e del centro Sardegna, poi anche l’inferno di Amatrice, posso dire che sia un bel carico nella storia della mia vita. Sempre più ci si rende conto della fragilità della vita umana. Andare avanti quindi con la consapevolezza che la vita è fragile e preziosa.

Ines: Torniamo al presente e a questo bel rifugio che hai voluto trasformare migliorandolo nei suoi interni. Oggi si parla molto sulle Alpi dei rifugi CAI sottoposti a dei restyling così sostanziali che,  con lo scopo di migliorare spazi, servizi, accoglienza vista la domanda di un pubblico sempre più ampio e meno “preparato” ad adattarsi, rischiano di perdere la loro unicità di luoghi – rifugio appunto, spartani e semplici. Qual è il tuo pensiero a riguardo?

Marco: Peccato perdere la tradizionalità architettonica delle strutture che hanno dato riparo alle imprese storiche dell’alpinismo. Sono luoghi importanti, trasformandoli in cellule abitative di stampo futuristico perdono la loro unicità. L’ammodernamento dei rifugi io lo intenderei piuttosto dal punto di vista ingegneristico, migliorando la resistenza termica, l’ approvvigionamento o la produzione dell’energia elettrica, lo scarico delle acque scure, cercando di non inquinare troppo l’ambiente circostante. Insomma modernità fa rima con eco-sostenibilità oggi.

Ines: Questo rifugio a quota 1820  metri si raggiunge attraverso la strada, mentre all’altro, il Massimo Rinaldi, sempre di proprietà del CAI di Rieti, ci si arriva solo attraverso sentiero  ed è sulla cima del Terminilletto, a quota 2108 metri,  aperto solo d’estate. E’ solo questa la differenza sostanziale tra i due rifugi secondo te?

Marco: Il Rifugio Massimo Rinaldi è sito sulla cima di una montagna in un ambiente più impervio, non può essere tenuto aperto se non d’estate, è un rifugio difficile da gestire rispetto al Rifugio Angelo Sebastiani.

Sulla cima del Terminilletto si è esposti alla quasi completa rosa dei venti, la schermatura della vetta e dell’Intera cresta Sassatelli non sono sufficienti per attenuare le bufere provenienti dai quadranti della tramontana e del grecale, che sviluppano i venti più forti in questi luoghi. Venuto poi a mancare l’appoggio della seggiovia, troppo vecchia e quindi inutilizzabile, la mancanza di una sostituzione dell’impianto ha penalizzato fortemente l’afflusso del turismo sul Terminilletto. Realtà per i  soli camminatori d’estate, e alpinisti e scialpinisti d’inverno.  Per quanto possa essere una situazione magica, non è una realtà facile.

Ines: Qual è il tuo programma di gestione del Rifugio Sebastiani?

Marco: Innanzi tutto manutentare e curare l’immobile che mi è stato consegnato. Vorrei cominciare a far fruire la parte esterna realizzando delle panche e tavoli in legno per una maggiore recettività ad ogni ora del giorno, con tanto di barbecue esterno. Questo può essere un buon inizio di stagione estiva. Poi mi piacerebbe accrescere le potenzialità di un rifugio con questo contesto ambientale così di pregio in Appennino Centrale. Zero inquinamento acustico e luminoso, non è sempre facile ottenerlo al giorno d’oggi anche in montagna. Perciò vorrei allacciare di più i rapporti con l’estero, con il Nord Europa e quella fetta di turismo montano internazionale che è in cerca di luoghi specifici con una grande biodiversità. Già sono  in collegamento con un gruppo universitario che organizza l’Erasmus dalla Germania. Il CAI e il Soccorso Alpino sono i miei ospiti che vorrei curare al massimo. Ma poi vorrei organizzare eventi di cultura al Rifugio, con videoconferenze, pranzi e cene sociali, e perché no?  anche feste…La notte mi piacerebbe favorire l’osservazione astronomica facendo da appoggio a gruppi di astrofili, ma sempre rimanendo fedele ad  un’ impronta da rifugio e non andando oltre. Sono aperto ad ascoltare le iniziative del CAI di Rieti, mio amico in questo percorso.

Ines: I tuoi piatti forti?

Marco: I piatti sono diversi, innanzi tutto al primo posto metto  un’offerta culinaria varia con gustosi piatti fatti in casa, con ricette tipiche di montagna ma soprattutto con prodotti genuini. Il pane lo impasto io e lo cuocio nella cucina del rifugio. Pane integrale di segale con semi e cereali con lievito madre, è una mia ricetta che produco da sei anni. Poi la pasta fatta in casa, fettuccine e ravioli non solo di carne. Inoltre il gulasch, i sughi con spuntature e salsicce, il ragù….la pizza semintegrale con semi e cereali. Per poi passare ai secondi come stinchi di maiale alla Guinness, ovviamente la carne alla griglia nel periodo estivo.

Ines: La vita di rifugista è intensa e faticosa nelle stagioni di massimo afflusso, e potrebbe essere pure redditizia se riesci a rendere questo posto speciale, organizzando i turni dei pasti e magari pensando alla formula del panino caldo + birra da mangiare al volo, e a  tutte le ore. Cosa farai nei periodi morti, di poco flusso durante la settimana, quando magari la strada è chiusa per la neve o è brutto tempo d’inverno?

Marco: Ho organizzato durante i periodi di maggiore afflusso una cucina sempre aperta durante le ore del pomeriggio, arrivando a servire un piatto di fettuccine anche alle 17:00.  Non sempre un escursionista riesce a tornare in tempo per l’ora di pranzo, è giusto, dal mio punto di vista, che un rifugio abbia tale flessibilità, proprio perché rifugio. Ovviamente lo stesso discorso non vale per la cena ad oltranza, in qualità di rifugio la notte è fatta per dormire. Durante i periodi con poco afflusso mi dedicherò al bosco raccogliendo la legna necessaria per affrontare l’inverno. Sono necessari circa 200 quintali di legno, il lavoro è tanto, ma fa parte della vita del montanaro. Sono anche falegname e mi dedico alla produzione di manufatti per migliorare il rifugio.

Ines: Chi ti piacerebbe ti venisse a trovare mangiando al Rifugio Sebastiani?

Marco: Non mi interessa molto chi possa venirmi a trovare, non mi interessa in sé il personaggio famoso in quanto tale. Apprezzo profondamente le persone umili che si avvicinano a questi luoghi perché li sentono dentro. Questo mi fa piacere.

Ines: Un’ultima battuta…che libro stai leggendo?

Marco: Un saggio di una raccolta di volumi sull’astrofisica, il libro in questione tratta dei  buchi neri. Qui la notte usciamo per ammirar le stelle.

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