Le faggete del lago di Vico sono in pericolo

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di Alberto Osti Guerrazzi – Il faggio è l’albero simbolo dell’Appennino; in Italia centrale di solito lo si trova sopra i 900/1000 metri di quota. Tuttavia nel Lazio vi sono alcune magnifiche faggete a quote inferiori, e tra queste, e tra le più belle e antiche, quelle appartenenti al territorio della Riserva Regionale del Lago di Vico, quelle dei monti Fogliano e di Venere.

Da qualche tempo il Comune di Caprarola, nel cui territorio si trovano le faggete, ha avviato l’iter di approvazione di un poco comprensibile Piano di gestione che prevede il taglio di ben 30 ettari di bosco, con la motivazione che  questo avrebbe bisogno di ringiovanirsi.

È un argomento, questo del ringiovanire i boschi, che mi ha sempre lasciato perplesso, come se nei milioni di anni precedenti alle opere umane i boschi fossero stati sempre in cattive condizioni.

Al di là di ciò, le associazioni ambientaliste, che si oppongono al taglio, fanno notare sia che le faggete sono SIC (sito di importanza comunitaria), ZPS (zona di protezione speciale) e sono nella direttiva Habitat, sia che precedenti tagli hanno prodotto solo radure dove si insedia una vegetazione invasiva come il rovo. Secondo le associazioni il vero scopo del Piano forestale è incassare un bel guadagno dalla vendita di legno pregiato.

La questione è dibattuta da mesi, contro il taglio sono intervenuti anche Fulco Pratesi sul Corriere e Margherita d’Amico su Repubblica.

Per protestare contro il taglio sono state avviate diverse iniziative; una prima manifestazione si è svolta nel febbraio scorso, una nuova è prevista per domenica 19, con appuntamento alle 9.30 in località Canale, a Caprarola (Viterbo).

Altre informazioni su www.faggetalagodivico.it

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