Monte Marrone del PNALM, tra memoria e motori

Monte Marrone del PNALM, tra memoria e motori

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di Piero Lancia – L’uso di mezzi a motore lungo i sentieri o sui prati di montagna è sempre uno scempio, ancora più grave se siamo all’interno di un Parco Nazionale e in un luogo di memorie. È quello che succede purtroppo sul monte Marrone. Questa cima si trova all’estremità orientale del PNALM, dove le Mainarde precipitano con articolate pareti rocciose sull’alta valle del Volturno e costituiscono uno sfondo oltremodo suggestivo del settore molisano del Parco.

Sono tornato sul monte Marrone una ventina d’anni dopo la mia prima (e ultima) escursione a questa cima, su sollecitazione di un amico appassionato di storia e degli eventi legati alla linea Gustav. La via usuale alla vetta è quella che sale da Castelnuovo al Volturno, per una lunga strada sterrata, attraverso la boscosa val Viata. Ho scelto un itinerario differente che mi ha consentito di risparmiare almeno un’ora di macchina e ha arricchito l’escursione di un’altra testimonianza storica, molto interessante per il mio amico. Abbiamo iniziato così la camminata dal Sacrario dei Martiri di Collelungo. In questo luogo, il 28 dicembre 1943 i nazisti trucidarono 42 civili innocenti: una strage come purtroppo ce ne sono state altre in quel periodo, anche se questa è molto meno nota. In un bellissimo bosco di faggi c’è una lapide e il monumento contro tutte le guerre, opera di Umberto Mastroianni, scultore e partigiano (nonché cugino del più celebre Marcello). Da qui abbiamo risalito il corso del rio Chiaro, abbiamo aggirato il monte Mare e attraverso ampi pascoli siamo arrivati in cima al monte Marrone. Una croce e un’aquila in bronzo ricordano un altro fatto storico. Il 31 marzo 1944 il Battaglione alpini Piemonte conquistò la vetta presidiata dalle truppe tedesche: questo episodio è ricordato come il primo episodio in cui il ricostituito esercito italiano fu ingaggiato nella guerra di liberazione. Ci si affaccia sulle rupi che precipitano sulla valle del Volturno e si ripensa a quell’Italia divisa in due, fonte di tante sofferenze per le popolazioni di queste zone.

Come ho detto in precedenza, dal versante molisano una lunga strada sterrata aggira la bastionata rocciosa e raggiunge il passo della Montagnola, larga insellatura tra monte Mare e monte Marrone: un comodo declivio erboso permette di raggiungere quest’ultima cima. Questo prato, ora fiorito di genziane, è divenuto terreno di scorribande dei quad che salgono lungo la serrata e poi si sbizzarriscono a scavare lunghi solchi indelebili tra il passo e la vetta. Non riesco a capire quale sia il divertimento se non quello della devastazione: immagino che chi si diverte così voglia distruggere il silenzio che c’è quassù e al tempo stesso scacciare da sé un silenzio interiore che li costringerebbe a guardarsi dentro e a riflettere su sé stessi. Il rumore assordante dei motori serve a scacciare l’insopportabile pace della natura.

La natura merita il silenzio. La memoria dei caduti di tutte le guerre merita il silenzio.

One Response

  1. Pino Mollica

    Nelle puntate precedenri sulla Meta e Mt.Mare, avevo percepito,delle Mainarde, una bellezza speciale,recondita, dolce e fuori dal tempo. Grazie a Piero Lancia, Mt. Marrone, e la cresta da Cappello del Prete a P.so d.Monaci, hanno confermato la sensazione. La malia rara, preziosa delleMainarde é quella del cuore appartato dell’ Appennino Centro-Meridionale. Il fascino é che la bellezza del nostro Appennino non é bucolica, mitica,-falso paesaggio naturale, turistico. La rarità del paesaggio delle Mainarde é che anche storico. Montecassino aOccidente, S.Vincenzo al Volturno a oriente, i toponimi di Mt. Mare, a(lle) Mare, P.so d. Monaci, Valle Monacesca, rimandano a una storia dimenticata, obliterata dalle storiografie autorevoli, established-: la storia dei “secoli bui” di Benedettini e longobardi che -da Bobbio a Cava d.Tirreni, hanno segnato la civiltà dell’Italia appenninica. Ma la valle di RioChiaro e Mt. Marrone, -come Mt. Fammera negli Aurunci[CAI FR, 28 Mrz.] – sono legati anche a un’altra tragedia storica bruciante più recente: quella che ha travolto tanti innocenti nel 2°conflitto mondiale. Memoria e rispetto per loro, anche da parte dei giovanili italioti in vena di svaghi motoristici, non sarebbe eccessivo

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